LENTI…..LENTISSIMI….MA L’IMPORTANTE E’ ARRIVARE…

10 11 2010

…..dopo due mesi dal ritorno ho inserito le ultime foto che avevamo tralasciato dopo la rottura del pc……mi ero ripromesso di farlo subito appena tornato a casa ma alla fine tra una cosa e l’altra ho sempre rimandato ed è passato tutto questo tempo…..
…..volevo anche di scrivere due brevi righe di considerazioni personali sul viaggio e su questa esperienza in generale…….quindi ci risentiremo a breve…..
Ho notato anche che nonostante l’assenza il blogg ha sempre degli accessi registrati…….il che mi fa molto piacere….
A presto…





ADDIO PC……

6 09 2010

Dopo due windows, anche Ubuntu, l’implacabile, ha deciso che era ora di smettere di funzionare……Pertanto:
1- Non aggiorniamo piu’……..
2- Torniamo a casa tra poco……(non per il pc……)

A presto………





NUOTARE CON LE OTARIE NON HA PREZZO…CON MASTERCARD

22 08 2010


Alla fine, per non tornare a casa con qualche conto in sospeso, abbiamo deciso di non perderci l’opportunità di andare a visitare le isole Galapagos…purtroppo in termini di clima siamo stati sfortunati, il che non ci ha permesso di godere a pieno di quello che è definito una dei paradisi naturali per eccellenza. In generale la nostra estate non è il periodo migliore per venire a visitare le isole perchè è facile che non faccia propriamente caldo e normalmente si incontra mare freddo e mosso con visibilità ridotta, ma tempo pessimo come quest’anno era da 10 anni che non si vedeva: 12 giorni di freddo, cielo nuvoloso e una continua pioggerellina sottile che qui chiamano “garua”.
All’inzio nonostante fossimo preparati ai prezzi alti è stato ugualmente un trauma, un pò perchè venivamo direttamente dal Perù dove il costo della vita è molto basso, e un pò perchè abbiamo trovato il rapporto prezzi-servizi un pochetto sbilanciato con costi assolutamente folli e servizi scarsi. Tutto sommato per viverci nelle isole, quindi considerando le spese per dormire e per mangiare, si riesce a tenere un budget abbastanze basso, ovviamente con pretese limitate. Il problema è che per visitare il parco, sia arrangiandosi che comprando dei tours, le spese sono necessariamente altissime. Solo per mettere piede nelle isole si devono sganciare ben $500 tra biglietto aereo ed entrata nel parco. Ah Francy, a proposito dell’opzione navi cargo, ci hanno raccontato che poco tempo fa una coppia di ragazzi europei sono venuti fin sulle isole su una nave di questo tipo…3-4 giorni di navigazione in pieno Pacifico…penso che potrei morire.
La maggior parte delle persone alle Galapagos prendono una crociera che è la soluzione migliore per vedere tutte le meraviglie delle isole. Noi, dopo vari ripensameti e dopo aver trattato per 2 giorni con il tizio dell’agenzia, ci eravamo convinti a prenderne una, di lusso pure, non perchè cercassimo un servizio di prima categoria ma perchè era l’unica che avesse due posti disponibili. Considerando i costi medi delle crociere, eravamo riusciti a strappare un buonissimo prezzo per un tour di 8 giorni, ma per quanto mi riguardava, dopo l’esperienza Navimag, era troppo alto il rischio di soffrire il mal di mare, anche perchè in questo periodo la probabilità di mare mosso è molto alta.
Purtroppo il “fai da te” alle Galapagos è difficile da farsi. Innanzitutto perchè le isole abitate sono solo 4, la principale Puerto Ayora, San Cristobal, Isabela e Floreana. Tutte le altre isole si possono raggiungere solo con guide, quindi prendendo dei tour giornalieri, altre solo con la crociera. Quindi il turista che si arrangia già dal principio deve eliminare dalla lista alcune tra le più belle isole. Tra queste la Espanola che è famosa per albatross e Piquero mascherati, La vulcanica Fernandina e la maggior parte delle isole del Nord. In più nelle isole che si possono raggiungere da soli la maggior parte dei posti sono visitabili solo con guide il che ti obbliga a prendere un tour anche per fare dei percorsi di trekking che si potrebbe benissimo fare da soli. Questa è la politica del parco: indurre il turista a spendere più soldi possibili.
A Puerto Ayora non c’è moltissimo da fare, ma è da li che partono quasi tutti i tour e le crociere. Abbiamo preso un tour giornaliero per l’isola Seymour dove nidificano i famosi Piquero patas azules e le fregate che qui abbiamo potuto ammirare durante il corteggiamento con il pallone rosso rigonfio.
Da Puerto Ayora ci siamo spostati a San Cristobal, l’isola più a est, la cui peculiarità sono i leoni marini che sono i padroni indiscussi del paese…si possono trovare otarie che dormono sulla strada, sulle panchine dei parchi e sui marciapiedi e tutto il giorno il paese si riempie dei loro “ruggiti”. Purtroppo sempre causa clima non abbiamo fatto un granchè nell’isola apparte visitare alcune spiagge e un paio di mirador…ci sarebbero stati un paio di siti interessanti per fare snorkelin o immersioni ma vista la temperatura dell’acqua e quella esterna dell’aria ci era passata la voglia. Da San Cristobal ci siamo spostati a ovest, nella bella isola Isabela. Qui abbiamo avuto la fortuna di stare in compagnia di una coppia di ragazzi italiani, Rosa e Simone, e di due guide che vivono nelle isole, Fabio, italiano e Lola, sua compagna ecuadoriana. Con loro abbiamo fatto una bella escursione in barca in un sito a 15 minuti dal porto dove abbiamo avuto il piacere di nuotare a non più di 20-30 cm di distanza da un mucchio di squali che riposavano tranquillamente in una specie di tunnell. Gli squali Tintoreras non sono pericolosi, ma vi assicuro che è stato parecchio emozionante nuotare quasi faccia a faccia con questi bestioni di quasi 2 metri con l’acqua alta non più di mezzo metro. Il problema è che ad un certo punto hanno cominciato un pò ad agitarsi e abbiamo temuto che si sentissero minacciati per aver invaso il loro territorio ad distanza così ravvicinata. E’ stato un tunnell maledetto e soprattutto infinito, però è stata una bella emozione. Ma dopo il tunnell è venuto il meglio…le otarie. I cuccioli non temono l’uomo e sono dei giocherelloni ed è normale che si avvicinino per giocare. La cosa divertente è che nuotano molto veloci puntando verso di te e deviano solo all’ultimo secondo quando sono come 15 cm dalla tua faccia. Sono animali meravigliosi e divertenti. Per me nuotare con loro è stata una delle emozioni più forti di tutta la vita…quando ti nuotano attorno e ti guardano con i loro occhioni dolci ti verrebbe voglia di coccolarteli tutti. E poi il pomeriggio dello stesso giorno è arrivata un’altra emozione…le tartarughe marine giganti…siamo stati in una baietta vicino al porto dove ci saranno state una ventina di tartarughe che riposavano nel fondo…potevamo nuotarci sopra a 1-2 metri di distanza…fantastiche. Poi, quando si accorgevano della nostra presenza e cominciavano a temerci, si alzavano dal fondale e cominciavano a nuotare velocissime seminandoci in pochi secondi.
Isabela è un’isola vulcanicamente attiva, con ben 6 vulcani. Abbiamo preso un tour per la visita del vulcano Sierra Negra che eruttò l’ultima volta solo nel 2005 ed è secondo al mondo per grandezza di cratere. E’ stata una escursione interessante e poichè siamo passati sopra le nuvole che ricoprivano l’isola abbiamo anche avuto l’onore di vedere il sole per la prima volta nelle Galapagos e di godere di un bellissimo cielo azzurro per tutto il giorno.
L’ultimo giorno in Isabela siamo stati a visitare quella che chiamano Los Tuneles, una baia formata da rocce di una colata lavica che creano ponti naturali e tunnel sull’acqua. Ne è valsa la pena perchè il paesaggio è bellissimo e l’acqua aveva una buona visibilità per fare snorkelin, sebbene fosse gelida (ma noi avevamo noleggiato le mute lunghe). Abbiamo nuotato con tartarughe e con branchi di pesci colorati meravigliosi. Il problema è stato uscire dalla baia causa mare molto “grosso”. Diciamo che è stata un’altra esperienzona batti cuore come quella degli squali.
Lasciata Isabela siamo tornati a Puerto Ayora per prendere l’aereo di ritorno per Guayaquil dove abbiamo preso direttamente un autobus per Puerto Lopez, famoso per le megattere (balene acrobatiche)…ma di questo vi parleremo la prossima volta.
Intanto rimangono solo 3 settimane di viaggio, dopodichè potrò riabbracciarvi tutti 🙂 Baci baci

P.S (Matteo): abbiamo caricato nuove foto.
P.P.S: Mastercard non è bastata, per fortuna avevamo anche Visa……





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10 08 2010


Managgia maremma buhaiola………..in due giorni abbiamo speso più di un mese e mezzo in qualsiasi altro posto…….Qua sono fuori dai cooooooopppppppiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii………però siamo qua e adesso ce la godiamo cercando come al solito di risparmiare il più possibile……..vi diamo un assaggio di quello che si vede con le foto…..un abbraccio





GLI ANGELI DI MANCORA

6 08 2010


Alla fine, dopo tanto freddo, finalmente ci siamo arrivati al caldo…e ci siamo pure rimasti per un bel pò…
Dopo 20 ore di autobus con partenza da Cusco siamo arrivati nella capitale con l’intenzione di rimanerci il meno possibile…e in effetti vi abbiamo passato un’unica notte solo per spezzare queste 40 ore totali di bus.
La cosa positiva è che la giornata trascorsa a Lima, il 28 luglio, coincideva niente meno con il giorno dell’indipendenza del Perù, quindi la città era gremita di peruviani accorsi nella capitale per festeggiare.
Il giorno seguente abbiamo fatto quest’altra tirata in autobus per raggiungere dopo 20 ore la cittadina di Mancora nel nord del Perù, un piccolo paesetto sull’oceano, meta ambita per le vacanze peruviane e per gli amanti de surf. Non vi abbiamo trovato esattamente le spiagge dalla sabbia bianca e fina come diceva la nostra guida, ma alla fine ci siamo trovati talmente bene che dai 4 giorni che ci saremmo dovuto fermare, a oggi sono già sei notti che dormiamo qui e con la prossima fà sette. La verità è che dopo tanto viaggiare senza sosta sentivamo il bisogno di un pò di relax e di dormire nello stesso letto per più di due notti. Perciò ogni giorno ci ripromettiamo di partire l’indomani ma regolarmente desistiamo. In più abbiamo avuto la fortuna di trovare il Guacamayo, un Bed&Breakfast delizioso gestito da Silvia e Martin, una giovane coppia dal cuore grande. L’hostal è aperto da poco più di un anno e non è del tutto completo. Credo che fra qualche anno quando le palme saranno cresciute abbastanza da riuscire a fare un pò d’ombra, la piscina non sarà più solo un’idea e un buco nel terreno e saranno state costruite anche le altre cabanas già imbastite, verrà fuori un posticino davvero speciale. La verità è che lo è già adesso speciale, perchè Silvia e Martin sono davvero persone semplici e buone. Pensate che ci sono ben 15 cani che scorrazzano in giro per l’hostal, tutti cani che quando sono stati salvati dalla strada erano denutriti e in pessime condizioni. Prendere un cane dalla strada è fare un’opera pia….prendere due cani dalla strada, curarli e sfamarli è essere caritatevole….prendere tre cani dalla strada, amarli e insegnarli che non tutti gli uomini hanno il cuore di pietra, questo è essere generoso….ma prendere 15 cani dalla strada, cani più vicini alla morte che alla vita, cani che dopo essere stati cacciati fuori di casa dal padrone perchè avevano le zecche hanno atteso imperterriti fuori dalla porta senza cibo, nè acqua, quasi a morire…cani che sono stati picchiati fino a zoppicare a vita….cani che sono stati abbandonati quando hanno cominciato a crescere troppo….prendere 15 cani dalla strada, curarli a proprie spese, dar loro le medicine tutti i giorni, sterilizzarli, cucinare per loro ogni santo giorno 3 pentoloni di buon cibo, insegnarli le buone maniere perchè è in mezzo alla gente che devono vivere, portarli a passeggiare perchè a volte lo spazio per quanto grande può diventare piccolo, soprattutto quando hai un cane che si chiama Tristan che ha le dimensioni di un cavallo….ma soprattutto amarli con tutte le facoltà che ci sono state date dalla natura….beh, allora questo è essere angeli…Silvia e Martin sono gli angeli di Mancora, così pieni d’amore e di rispetto per la vita…e sembrano davvero felici…perchè hanno scelto di vivere così, vicino al mare, con tanti cani e con tanti backpackers che girano loro attorno e gli raccontano del mondo. Io, qui al Guacamayo, ho respirato un amore semplice e vero e credo che mi ricorderò sempre di Silvia e Martin, e di Pacino, Dakota, Tristan, Elsa, Bimba, Malena e tutti gi altri simpaticissimi cani che ci hanno fatto compagnia in questi giorni.
Tristan è grande come un cavallo, stupendo, buono e tontolone…mi fa ridere perchè non farebbe male ad una mosca però tutti gli ringhiano contro probabilmente a causa delle sue dimensioni…ma lui non ci fa caso….ogni giorno gli preparano un pentolone di cibo solo per lui che misura più o meno 35 cm di diametro e 15 cm di altezza…pensate che quando l’hanno portato a casa era talmente denutrito che nel giro di poco tempo ha preso 25 Kg…e considerate che adesso nonostante tutto quello che mangia è longilineo…Elsa ha le orecchie più lunghe della storia delle orecchie ed è tanto afettuosa…Blanca è un pò la mamma di tutti…Malena è la padrona di casa, accompagna i turisti e li aspetta davanti alla porta…Pacino è un pò brontolone….Bimba, beh Bimba è meravigliosa…è l’ultima arrivata….quelli che l’hanno abbandonata hanno ben pensato di lasciarla direttamente al Guacamayo, sicchè lei ha la fortuna di non aver mai conosciuto la vita della strada…è il cane più iperattivo che abbia mai visto e di una simpatia impressionante…Dakota è tenerissima…Mati rompe un pò le scatole a tutti (infatti ieri sera si è presa un morsicone da Malena e ha guaito per 5 minuti) ed è molto diffidente perchè ne ha passate di tutti i colori…Nero è il cane più buono del mondo…e poi ci sono gli altri cani che non ho conosciuto molto perchè stanno nell’altro lato del cortile perchè non vanno molto daccordo con quelli che stanno di qua.
Quello che non vi ho mai raccontato è la situazione cani in tutto il Sud America…cani randagi, ovunque…se ne trovano a centinaia in ogni città, in ogni strada….e sono decisamente i cani più educati e mansueti del mondo…sono abituati alla vita cittadina e a vivere in mezzo alla gente e agli altri cani….è normale vedere un cane che attraversa la strada sulle strisce pedonali dopo aver attentamente guardato a destra e a sinistra oppure che aspetta pazientemente lo scoccare del verde al semaforo. E’normale ma vi assicuro che lascia a bocca aperta. Come lascia a bocca aperta il cane che sta morendo di fame ma che si prende il cibo dalle tue mani con delicatezza.
Fa davvero una gran pena vedere tutti questi poveri cani abbandonati a sè stessi, anche se la maggior parte a quanto pare hanno imparato a cavarsela bene visto che appaiono abbastanza ben nutriti…però al contrario a volte se ne vedono alcuni di malati o mal nutriti e ti piange veramente il cuore….diciamo che a oggi mi sarei portata a casa almeno un centinaio di cani 🙂
Ah, domani ci spostiamo in Ecuador e andiamo ad informarci per andare alle Galapagos…speriamo che non abbiano prezzi improponibili…
Un abbraccio a tutti….mi mancate…Silvia





LA CITTA’ PERDUTA DEGLI INCA

27 07 2010

Siamo arrivati in Peru ripromettendoci che ci saremmo fermati per poco tempo visto che, stanchi di freddo e di montagne, desideravamo spostarci al più presto in Ecuador e Colombia per scaldarci un pochetto le ossa. In realtà siamo qui nella terra degli Inca da quasi 3 settimane, 10 giorni solo a Cusco. Perchè nei dintorni di questa città, baluardo della civiltà inca, non solo si trova il famoso Machu Picchu, bensì un mucchio di altre rovine inca che valeva la pena visitare.
Mi duole ammettere che non sono la persona più indicata per parlare delle rovine inca, perchè non ho apprezzato moltissimo il tour incaico. Quesione di predisposizione e tempistiche, non certo perchè le rovine non siano interessanti. Il problema è che ci siamo trovati a girare come trottole per giorni, svegliandoci alle sette di mattina e tornando all’ostello alle otto di sera, dopo giornate di lunghe camminate in siti archeologici quasi interamente sviluppati lungo i pendi e sulle cime delle montagne, in un continuo “sali e scendi”. Quello che è certo è che gli Inca erano dotati di buone gambe vista la morfologia dei territori dove costruivano le città. In verità trovo la storia di questa antica civiltà e la rispettiva conquista spagnola molto interessante. Sto leggendo un libro intitolato “La città perduta degli Inca” di Hiram Bingham, colui che nel 1911 scoprì la città chiamata ora Machu Picchu e localizzò Victos, ultima capitale del regno. Apparte il fatto che questo personaggio dev’essere stato semplicemente geniale, visti i numerosi studi intrapresi e il quantitativo di cose degne di nota fatte nel corso della sua vita, anche il libro è interessante se si vuole approfondire la storia inca.
Nel parlare di questa parte importante della storia sud americana è necessario fare una premessa: gli Inca non conoscevano alcuna forma di scrittura alfabetica e nemmeno geroglifica. Esiste un’ipotesi secondo la quale questa lacuna sia stata in realtà una scelta dettata dalle superstizioni popolari che, a seguito delle profezie di sacerdoti, verso i quali il popolo nutriva un timorato rispetto, che parlavano della scrittura come causa delle pestilenze che attanagliavano il popolo, impedirono al suddetto di lasciare fonti scritte della loro storia. Scelta o no, come risultato gli studi dell’antico Perù si basano su notizie di seconda mano raccolte al tempo della conquista spagnola e su iscrizioni degli stessi conquistatori che il più delle volte sono talmente contradditorie tra loro da non poter essere prese in considerazione. Ne risulta una storia frammentaria costruita sui pochi dati oggettivi che sono pervenuti fino ai nostri tempi, quali rovine di antiche città, frammenti di ceramiche e di stoffe, materiale scoperto nelle tombe, nonchè sugli studi della morfologia del territorio, della geografia della regione e dal clima. Tutti questi dati hanno permesso di elaborare delle teorie ragionevoli che vengono accettate come vere in quanto non possono essere contraddette dall’evidenza dei fatti. La verità è che la storia cambia a seconda del libro o della guida a cui si fa riferimento.
Il primo inca fu un valoroso capo guerriero della tribù quechua che regnò in Cuzco nel XIII secolo d.C. I suoi successori estesero il proprio dominio creando un impero che si estendeva alla maggior parte del Perù, dell’Ecuador e della Bolivia, nonchè alle regioni settentrionali del Cile e dell’Argentina. Per circa 3 secoli quella degli Inca fu una civiltà fiorente, che, secondo le fonti, esercitava nei confronti delle tribù assoggettate un dispotismo benevolo, imponendo la lingua quechua, ma assicurando a tutti vesti e cibo a sufficienza. Vivevano soprattutto di agricoltura e allevamento e furono i primi a coltivare la patata e il mais e a scoprire i poteri medicinali di molte piante tra cui il chinino e la coca. Appresero l’arte dell’irrigazione e della costruzione delle terrazze di cui i territori inca sono costellati. Erano ottimi costruttori di strade, ponti, acquedotti ed erano contrassegnati da ottime abilità artistiche nella lavorazione di ceramica e metalli e nella tessitura. Il più importante oggetto di culto era il Sole, ma venivano adorati luna e stelle e altre manifestazioni naturali come il tuono, il lampo, le montagne, le cascate ecc…
L’architettura al primo impatto può sembrare semplicistica, ma è frutto di un duro lavoro. Ci sono costruzioni il cui peso delle pietre più piccole è stato stimato tra le 10 e le 20 tonnellate, e quello delle più grandi è valutato sulle 200 tonnellate e più. Queste pietre venivano trasportate per vari Km facendole scorrere su un piano inclinato per mezzo di leve. In alcuni siti archeologici, come lo stesso dove si incontra la città di Machu Picchu, è incredibile pensare a come siano riusciti a trasportare massi di dimensioni assolutamente enormi e quindi di peso inimmaginabile fino alle cime dei monti. Inoltre i blocchi di pietra nelle costruzioni inca sono esattamente giustapposti: aderiscono perfettamente l’uno all’altro senza bisogno di cemento che allora era sconosciuto. La grandiosità dell’architettura inca si nota soprattutto nella città di Machu Picchu che è rimasta in gran parte intatta per il semplice fatto che mai fu scoperta dagli spagnoli.
Quello che salta all’occhio nella stesse opere architettoniche è anche l’esigenza di creare sempre qualcosa che fosse in armonia con la natura…che non la violentasse ma che la rispettasse. Perchè gli Inca nutrivano un forte rispetto per la Pachamama, la madre terra, erano coscienti del fatto che la loro vita proveniva da essa e tornava ad essa per rigenerarsi poi dalla stessa in diverse manifestazioni ad un livello più alto o più basso a seconda di come si era condotta la precedente vita terrena. Certo è che il popolo inca era molto mistico, poco legato al bene terreno, in continua ricerca di un elevamento spirituale, di un profondo legame con la terra e con le divinità.
Ma ecco che un giorno, nel (non molto lontano XVI secolo) comparve un gruppo di soldati con strane corazze e armi micidiali che si “servivano del fulmine e del tuono” per portare la morte al nemico a distanza. I conquistadores spagnoli, avidi d’oro, non si limitarono a depredare le ricchezze delle città, ma distrussero un’intera civiltà; non si accontentarono di sottometterla, la massacrarono senza morale e senza pietà, umiliando la loro cultura, la loro religione e secoli di duro lavoro. Si raccontano storie che fanno letteralmente accapponare la pelle. Abbarbicata sulle montagne attorno alla città di Cusco si erge un’imponente rovina inca chiamata Saqsaywaman, che secondo alcuni studiosi era una sorta di fortezza, secondo altri era una costruzione dove avveniva la preparazione fisica dei giovani inca (o forse era entrambe le cose). Fu conquistata dagli spagnoli intorno al 1537 e nel corso degli anni successivi fu distrutta per utilizzare le sue pietre nella costruzione delle cattedrali, dei templi e delle case degli spagnoli nella città di Cusco (più o meno quello che successe a tutte le rovine). Si narra che durante la battaglia per la conquista della fortezza gli spagnoli massacrarono tutti gli inca che difendevano questo baluardo e lasciarono i cadaveri a marcire. Quando i condor si fecero avanti per mangiare i resti, i conquistadores li uccisero e portarono i loro corpi in città per mostrare a tutti che avevano sconfitto non solo il popolo Inca ma anche i loro Dei (gli Inca adoravano il puma, il serpente e il condor per l’appunto).
Mi rendo conto che non vi sto raccontando alcuna novità, quello che gli europeri fecero in Sud America è noto, ignobile e purtroppo si studia troppo poco a mio parere…non ha senso puntare il dito contro popoli che agirono senza morale più di 5 secoli fa…non è questo il punto….però è giusto forse si raccontino le cose come sono andate realmente. Qualcuno sostiene che a raccontare la parte truce della storia può aiutare….aiutare ad evitare il ripetersi degli errori…Ebrei, Armeni, Inca, ma potrei citare anche situazioni e guerre più recenti…purtroppo è una storia che continua a ripetersi.

Io chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento…
E ancora tuona il cannone
e ancora non è contento di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento…
Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà…

Scusate la digressione, avrei dovuto parlarvi solo delle rovine….ma per quelle lascio parlare le foto….che tra l’altro sono più di 500 e dobbiamo ancora selezionarle….magari domani.
Un abbraccio a tutti….Silvia





TANTI TANTI AUGURI ALLA MIA SUPER MAMMINA!!!!!

26 07 2010

Tanti tanti auguri alla mamma migliore del mondo!!!!!!
Un super bacione INKA da Machu Picchu……….
SMAK!!!!!!!! :-*
P.S: abbiamo inserito un sacco di foto