Dalla Isla del Sol al Perù

16 07 2010


Breve, brevissimo, brevissimissimo……ci riuscirò mai?!……vedremo….
Fatto il tour nella Pampas a Rurrenabaque abbiamo optato per il ritorno a La Paz in aereo visto l’esperienza delle 18 ore di autobus su strada sterrata dell’andata. Scelta quanto mai azzeccata visto che in 45 minuti (e 50 euro a testa), siamo giunti a destinazione. Dall’aeroporto di la Paz abbiamo preso un paio di microbus per giungere alla zona del cimitero, da dove partono i bus per Copacabana, una cittadina che si affaccia sul lago Titicaca.
Il Titicaca è il lago navigabile più alto del mondo (3812m). Misura 204 km di lunghezza per 65 di larghezza massima, ed occupa una area di 8.562 km². Prende il suo nome dall’isola chiamata Intikjarka, parola che deriva da due parole aymara e quechua: Inti ovvero Sole e kjarka ovvero masso rupestre.
Un’altra ipotesi sostiene che derivi da Titi ovvero gatto o puma e kaka, cioè pietra. Il tutto significherebbe quindi puma di pietra, in quanto dall’alto, il lago avrebbe la forma di un puma che caccia una visaccia (roditore della famiglia dei cincillà).
Abbiamo passato una notte a Copacabana dove Silvia ha dato sfogo alla sua voglia di comperare regali per tutti (ora il mio zaino pesa 5 kg in più) e dove abbiamo trascorso una piacevole serata in compagnia di un ragazzo peruviano che ci ha dato delle ottime dritte per Machu Pichu.
Il giorno dopo abbiamo preso la barca per la Isla del Sol, famosa in quanto secondo la cultura inca è proprio qua che comparvero Manco Càpac e Mama Ocllo che avrebbero poi fondato la città di Cusco da dove avrebbe avuto luogo quello che sarebbe diventato l’Impero Inca. L’isola è molto carina, ci sono solamente tre piccoli villaggi. La prima notte l’abbiamo trascorsa nel villaggio a Nord dell’isola. L’ideale sarebbe campeggiare visto le numerose e splendide spiagge a disposizione, ma in questo periodo la temperatura notturna rende tutto un po’ difficile (la notte scende parecchio). Sicchè abbiamo optato per dormire in uno dei numerosi Hopedaje messi a disposizione dai locali. Il giorno dopo camminata a quota 4000m per attraversare l’isola e giungere al vilaggio a Sud per prendere la barca per il ritorno. Ci sono delle piccole rovine sull’isola e alcuni luoghi di interesse culturale per la mitologia Inca, però non è niente di impressionante. La cosa che veramente merita sono i colori di acqua e cielo, che a questa quota e grazie alla limpidezza dell’aria sono veramente intensi. Anche l’atmosfera è molto suggestiva grazie al silenzio totale che si può respirare non essendoci nessuna fonte di inquinamento acustico.
Lasciata l’isola abbiamo trascorso un’altra notte a Copacabana (per gli ultimi acquisti :-P) e il giorno dopo abbiamo preso i bus per Puno, in Perù. Puno come Copacabana si affaccia sul lago Titicaca ed è famosa per la possibilità di visitare le isole galleggianti. Così il giorno dopo siamo andati a vedere le isole che sono molto belle, ma sono diventate così turistiche che sembra di assistere uno spettacolo a Gardaland. Ci sono circa 60 isole che accettano il turismo e quando si arriva con la barca ad attendere i turisti ci sono le signore che fanno parte di una delle famiglie che vivono sull’isola. La parte interessande è la spiegazione della guida sul come e perchè i locali iniziarono a costruire e a vivere sulle isole. Per il resto è un tentativo continuo di vendere l’artisania che le donne e i ragazzi fanno sull’isola. Prodotti molto belli ma molto costosi, e l’insistenza per impietosire il turista per portaro ad acquistare a volte si fa veramente imbarazzante. In definitiva quindi mi sono gustato molto di più un servizio visto tempo fa su Nacional G. che raccontava la vita di quella parte di isole che invece non accetta il turismo (chissà come avranno fatto per fare il servizio 🙂 ).
Dopo Puno autobus per Arequipa che si trova un po’ più a sud. Famosa per la possibilità di fare trekking Arequipa è una città molto bella con una piazza centrale molto viva e carina. Girata la città il primo giorno siamo partiti alla volta del Canyon del Colca, che con i suoi 3180 m è il secondo del mondo. Dopo 6 ore di autobus siamo giunti a Cabanaconde da dove è iniziato il nostro 2 giorni di trekking. Partiti da quota 3287 siamo scesi per il Canyon fino a giungere al fiume che lo attraversa. Da li siamo risaliti lungo l’altro lato per seguire il sentiero che attraversa altri due villaggi e ridiscende fino al fiume e poi risaire fino all’osasi dove avevamo la prenotazione per la notte. In totale 7 ore di cammino. Il dislivello è molto, circa 1200m per scendere fino al fiume, e il sentiero veramente suggestivo vista la pendenza della vallata. In effetti più he un canyon è una valle molto ripida, e non è proprio come siamo abituati noi ad intendere un canyon con le pareti a picco.
Il giorno dopo risalita veramente tosta (chiedete alle gambe di Silvia la sera) per tornare a Cabanaconde in circa 3 ore e mezza.
Il pomeriggio siamo ripartiti per Arequipa, e la sera ci siamo concessi Eclipse al cinema.
Questa sera partiamo per Cusco e per il famoso, e a quanto sembra, super turistico Mache Pichu.
Un saluto a tutti.
Matteo

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Tanti auguri Rack!!!!!!!!

13 07 2010

Tanti tanti auguri alla nostra super amicica Scarsissima. Noi siamo ad Arequipa in Peru’ e stiamo partendo per il Cañon del Colca per fare 3 gg di trekking. Ti canteremo la canzoncina dall’alto del canion che e’ il piu’ profondo del mondo. Sicuramente se tiri le orecchie ci sentirai. Un super bacione.





La Paz e l’amazzonia boliviana

9 07 2010


Eccoci finalmente dopo quasi 2 settimane…scusate la latitanza ma non è cosa facile trovare collegamenti internet decenti in Bolivia….per non parlare dei wi-fi che sono praticamente inesistenti…motivo per cui dovrete attendere ancora un pochino per vedere le foto…splendide foto aggiungerei visti i posti meravigliosi dove siamo stati e visto quanto sta diventando bravo il mio morosetto….comunque domani lasciamo definitivamente la Bolivia per entrare in Peru, magari lì la situazione internet sarà più agevole. Intanto vi racconto di queste ultime due settimane nelle quali abbiamo attraversato ambienti molto diversi tra loro.
Ci eravamo lasciati a Sucre…da li ci siamo spostati nella capitale dimenticando ancora una volta il clima primaverile per rinboccare nuovamente maglioni e giacche pesanti. La Paz è grande, assolutamente caotica e assolutamente inquinata…ma è animata da una certa atmosfera folkloristica…si sviluppa in un canalone scavato nell’Altopiano e nei relativi pendi della valle ed è collocata a 3500m sul livello del mare. Per godere a pieno della bellezza della città bisogna concedersi una visita della parte alta…da qui la vista è assolutamente meravigliosa e toglie letteralmente il fiato…il perchè è difficle da spiegare….lascio parlare le foto appena ne avranno la possibilità. Per il resto la città è molto vivace e viva disseminata di bancarelle in ogni dove…come in tutta la Bolivia la vita si sviluppa nelle strade e quindi essenzialmente nei mercati.
Dopo 3 notti a La Paz ci siamo spostati verso la parte amazzonica con una sosta immeritata nel piccolo paese di Coroico a circa 3 ore dalla capitale. La nostra odiosissima guida lo descriveva come l’Eden della Bolivia, in realtà è solo un piccolo paese immerso nelle Yungas, con un clima piacevole e niente di più. Da qui abbiamo preso un pulmann per Rurrenabaque, la vera ammazzonia boliviana….il viaggio è stata un autentica odissea….18 ore su strada sterrata, saltando come grilli e mangiando polvere…è non è tutto….le ruote del pulmann sfioravano in continuazione il ciglio della strada che dava su dirupi di 50-100 metri….in assoluto il viaggio più pericoloso della mia vita…però ne è valsa la pena. Rurrenabaque è circondata dalle riserve naturali tra le più belle della Bolivia, ricche di flora e di fauna. Gode di un clima tropicale che nella stagione della piogge diventa insopportabile per umidità e zanzare, ma nella stagione secca, che è per l’appunto quella in cui ci siamo stati noi, il clima può essere molto piacevole, specie dopo tutto il freddo che abbiamo patito noi negli ultimi tempi. Il paese di per sè non offre molto, però è carino, sviluppato sulle rive di un fiume e circondato da colline ricoperte di boschi. Abbiamo preso un tour di 3 giorni per visitare la zona della pampas, dove la fauna è incredibile. Essendo stagione secca la fauna è più scarsa che nella stagione delle piogge, ma rimane comunque impressionante….per lo più la guida ci ha confessato che molti turisti che capitano nella stagione delle piogge, il secondo giorno di tour chiedono di tornare indietro perchè le temperature sono insopportabili e le zanzare ti mangiano vivi. La pampas è una zona pianeggiante attraversata da fiumi che nella stagione della piogge aumentano talmente tanto la portata d’acqua che il livello della stessa si alza di ben 10 metri ricoprendo tutta la pampas,la quale diventa un unico grande “lago”. Siamo partiti la mattina con la jeep per raggiugere il fiume dove abbiamo fatto 3 ore di navigazione in piccole imbarcazioni….e già qui abbiamo cominciato ad assaporara la fauna della zona: coccodrilli, caimani, scimmie, tartarughe, uccelli di ogni tipo….assolutamente incredibile. Il nostro gruppo era formato solo da 3 persone più la guida. Abbiamo avuto il piacere di conoscere Debora, un’avventurosa signora inglese residente da più di 20 a Gerusalemme. Parlare con lei del suo paese, delle sue scelte di vita e delle sue credenze è stato interessante…Verso le 16:30 siamo arrivati all’accampamento, in riva al fiume, tutto costruito su palafitte, per il fatto che, come dicevo prima, durante la stagione delle piogge il livello dell’acqua si alza enormemente….un posto davvero bellissimo dove mi sarei fermata un altro mese …certo si dormiva in camerate su letti che di letti avevano ben poco, i bagni erano spartani e le docce rigorosamente fredde…e se di notte ti capitava di dover uscire a fare pipì tenevi gli occhi ben aperti per paura di trovare qualche serpente…ma la mattina ti svegliavi al suono degli animali che onoravano il sole con il loro canto (o urlo nel caso delle scimmie)…assolutamente incredibile…i suoni della foresta sono rilassanti anche quando sono più simili ad un frastuono che altro…e bisogna farci l’abitudine….di notte per esempio non è facile dormire perchè c’è sempre qualcuno e qualcosa che si fa sentire…per esempio ogni tanto durante la notte si sentivano dei tonfi venire dall’alto…abbiamo scoperto poi che erano le scimmie che lanciandosi da un albero all’altro si lasciavano cadere sui tetti con dei tonfi che rigorosamente ti svegliavano…le scimmie sono animali meravigliosi e simpatici…in particolare c’erano queste scimmie (mono amarillo), piccoline e gialline, che giravano spesso attorno all’accampamento, specie intorno alla cucina ed erano troppo carine….la sera del primo giorno dopo cena siamo saliti nella nostra piccola barchetta per osservare i coccodrilli e i caimani che banchettavano. Puntando le pile lungo il fiume si potevano vedere i loro occhietti che di notte sono rossi….erano davvero tantissimi. Siamo tornati all’accampamento a motore spento per godere dei suoni della natura e per guardare il cielo stellato.
La mattina seguente ci siamo svegliati presto, verso le sei, siamo saliti nuovamente nella nostra barchetta per ascoltare il risveglio della natura e per vedere il sole sorgere….bellissimo…la stessa mattina ci attendeva la ricerca dell’anaconda…muniti di stivaloni di gomma ci siamo inoltrati nel terreno dei serpenti: una specie di palude fangosa dove affondavi di 40cm ad ogni passo, rischiando di non uscirne più….tipo sabbie mobili…purtroppo dopo ore di estenuante camminata sotto il sole di serpenti nemmeno l’ombra…beh a dire il vero alla fine abbiamo visto un’anaconda però era morta….è stata una mattinata impegnativa, soprattutto per il sole cocente e l’umidità…onestamente credevo che in queste zone si vedessero strisciare i serpenti in ogni dove: sopra, sotto, di lato…in realtà sono animali timidi che appena sentono una vibrazione scappano…ho visto solo un serpente in questo tour….il primo giorno la nostra guida nella passerella dell’accampamento ha agguantato un serpente lungo 2 metri…era un serpente innocuo che però morde…e infatti il povero Ronin è stato morso su una spalla….
Il pomeriggio del secondo giorno siamo andati a pescare i pirana…io ho capito che non sono portata per la pesca ma mi diertivo a immergere il filo con la carne appesa all’amo e vedere la velocità con la quale se la pappavano….incredibile…la nostra guida ha pescato alcuni piccolo pirana che poi ha gettato nuovamente in acqua…e comunque i pirana qui si mangiano e dicono che sono pure buoni….Matteo ha pescato solo 4 pescigatto…è tornato dalla battuta di pesca sconfitto e deluso.
La mattina dell’ultimo giorno siamo andati a cercare i delfini rosa….nuotare con loro è sicuro perchè sono dotati di un sonar tramite il quale cacciano gli altri predatori, quali coccodrilli e serpenti. Purtroppo in questa stagione non ce ne sono molti di delfini rosa….però un paio li abbiamo scovati….subito c’era il timore dei pirana visto che ci siamo fermati esattamente dove il giorno prima li avevamo pescati (e vi assicuro che erano tanti)…poi ci siamo fatti coraggio e ci siamo tuffati….effettivamente i pirana si avvicinano e mordono solo se sentono odore si sangue, perciò non abbiamo corso alcun pericolo…certo è che all’inizio fa un certo effetto sapere che si sta nuotando in acqua infestate da animali pericolosi come i caimani e i pirana….i delfini rosa sono animali amichevoli e curiosi e tendono ad avvicinarsi all’uomo…infatti sono riuscita a scattare qualche foto a Matteo con il delfino a distanza ravvicinata. Dopo pranzo abbiamo raccolto le nostre cose per tornare a Rurre, 2 ore di barca e quasi 3 infinite ore saltando sulla jeep sulle solite strade sterrate….siamo tornati a Rurre completamente ricoperti di polvere.
Voto esperienza sulla pampas: 10+ . Per me è stato semplicemente incredibile, denso di emozioni e vero….vero il contatto così ravvicinato con la natura, veri gli animali, veri i tramonti e vere le stellate…mi ci sarei fermata un mese….per assaporare meglio la realtà di questo mondo…mai avevo vissuto un’esperienza così piena.
Quando riusciremo a caricare le foto potrete vedere tutti gli animali con i quali siamo venuti in contatto con i relativi nomi…per questo non mi sono dilungata molto sulla descrizione degli stessi.
Il ritorno al La Paz, visto che non avevamo intenzione di rischiare ancora una volta la vita,l’abbiamo fatto in aereo, che alla fine dei conti non ci è costato molto (poco più di 50 euro a testa…..ma la nostra vita vale di più). Dalla capitale ci siamo spostati subito a Copacabana, ma di questa e del lago Titicaca vi parleremo la prossima volta.
PS: volevo rispondere un attimino a te Francy…..hai detto un sacco di cose vere…è vero che il turista/viaggiatore ha sempre l’handicap di dover superare il muro di “pregiudizi” di queste persone….e l’handicap più grosso ancora è che per quanto ti sforzi di essere imparziale e di guardare la realtà con occhi puri e liberi da pregiudizi, solo con curiosità….a volte fai l’errore di fare dei confronti…e perchè no, anche di portare dei giudizi….su persone che dei tuoi giudizi non se ne fanno niente…questa è la cosa più difficile da superare quando viaggi in ambienti così diversi dal tuo mondo….bisognerebbe registrare, riderci sopra ad alcune situazioni che magari sono un pò ridicole…e accettare la realtà per quella che è…magari a volte insorge solo un pò di stanchezza….perchè ti manca la tua “casa”….o meglio ti mancano le tue radici….la tua famiglia…e allora sei un pò meno propenso ad “accettare” tutto…altri momenti ragioni a freddo sule situazioni e trovi una risposta a tutto quello che ti sembrava così assurdo….
è vero anche quando dici che per capire davvero la realtà di un luogo bisogna fermarcisi di più, bisogna immergersi più profondamente nella cultura locale….cosa che magari ti permette di acquisire anche un pò di rispetto da queste persone che a volte si dimostrano diffidenti….però come hai detto tu c’è la voglia di vedere tante cose, con il rischio magari di perdersi la qualità del viaggio….chiedo scusa per questa mancanza, ma questo è tutto cio di cui abbiamo bisogno ora….avevamo voglia magari di provare a fare del volontariato da qualche parte qui in Sud America o di immergerci in qualche modo di più nelle culture locali….però alla fine ci siamo sempre trovati a voler muoverci ancora e ancora….e quello che è successo è che un’esperienza come quella di cui parli tu ancora non l’abbiamo fatta….in un altro viaggio magari…
Un abbraccio a tutti…ci mancate….Silvia





…NELLA TERRA DI BOLIVAR

25 06 2010

Siamo in Bolivia da ormai 2 settimane abbondanti…diciamo che il primo impatto non è stato esattamente come ce lo saremmo aspettati. Le persone ci sono parse poco amichevoli, a volte burbere e maleducate, con una spiccata propensione a prendere per i fondelli il malcapitato turista con qualsiasi mezzo possible, il che può rivelarsi a volte decisamente frustrante. La prima volta ci puoi anche ridere sopra, la seconda pure, ma la terza comincia un pochetto a indisponerti e di buffo non ci trovi più nulla. E’ vero che in qualità di viaggiatori siamo tenuti a rispettare le usanze e la mentalità dell’ospite, ma vi assicuro che a volte risulta davvero difficile visto che a nessuno piace farsi prendere in giro.
Il problema è che ti ritrovi giornalmente a combattere una “battaglia” con questi criollos per guadagnarti un pò di dignità e rispetto. Ti guardano in faccia e in qualità di gringos devi sapere fin dal principio che qualsiasi cifra che ti viene offerta sarà almeno doppia, se non tripla rispetto a quella effettiva.
Diciamo che questa è la realtà che il turista deve affrontare un pò in tutto il Sud America perchè qui l’usanza comune vuole che il locale spilli più soldi possibili a questi gringos che di soldi ne hanno effettivamente più di loro. Ma abbiamo avuto la sensazione che qui la cosa sia motiplicata all’ennesima potenza. E’ meno pesante quando qualcuno, come succede per esempio in Argentina, cerca di fregarti ma lo fa col sorriso sulle labbra e quando si rende conto che hai capito esattamente l’antifona torna sui suoi passi ed è disposto a trattare. Qui difficilmente si rimangiano la parola a costo di perdere un possibile “cliente”, il che ci fa pensare che siano molto orgogliosi.
La cosa che rende la situazione esasperante, oltre che fastidiosa, è che sei costretto a girare come una trottola per trovare quelle poche persone che ti trattano con rispetto…e lo fai solo per principio visto che a conti fatti quello che vieni a risparmiare è solo qualche boliviano.
Poi fai un altro pensiero….se questi personaggi locali continuano a povarci…a “fregarti”…probabilmente il motivo va ricercato nel fatto che molti turisti sono propensi a lasciarsi imbrogliare…e allora pensi che tutto sommato fanno bene….perchè diciamocelo….bisogna anche imparare a svegliarsi quando si viaggia….però a volte qui hanno manifestato una tale disonestà che ci hanno fatto veramente incavolare e la tentazione era di mandarli a quel paese…ma ci siamo quasi sempre trattenuti accomiatandoci con un “gracias….adios”…solo una volta ho letteralmente mandato a quel paese un boliviano….nel deserto per andare in bagno mi chiedeva ben 3 boliviani quando tutti ne chiedono 1….apparte che ti fa incavolare il fatto che ogni volta che devi espletare certe necessità (e chi mi conosce sa benissimo che mi succede spesso) ti tocca pagare….ovunque….per quanto mi riguarda ne ho già lasciati giu parecchi di soldi per dei bagni che di bagni non avevano nulla….stavo anche per darglieli questi 3 boliviani…al che gli ho detto “mi sembrerebbe un pò tantino per fare la pipì”….al che lui ha ribadito in una lingua che non intendenvo, probabilmente lingua quecha…a quel punto me ne sono andata dopo averlo mandato a quel paese (in italiano ovviamente ma con un gesto internazionale)….e l’ho mandato nuovamente a quel paese quando ci intimava ad espletare le medesime necessità nel deserto dietro una roccia, affermando che era vietato…nel deserto….vietato…ma figurati…
Ovviamente ci sono le eccezioni alla regola. Normalmente sono gli anziani quelli meno amichevoli e i giovani al contrario si pongono in un modo più aperto e disponibile, ma anche qui dipende dalla situazione…puoi trovare al contrario giovani antipatici e burberi e anziani assolutamente amabili.
Del resto non li biasimo particolarmente…se ci pensi un pò a mente fredda ti rendi conto che sono persone che vivono e hanno sempre vissuto in piccoli paesi dispersi nel deserto che non hanno mai avuto grandi contatti con l’esterno. E’ normale che non ci vedano di buon occhio. Però a volte ti fanno letteralmente venire voglia di scappare.
Gia qui a Sucre che è una città più grande e più moderna rispetto ai paesetti che abbiamo visitato finora, la gente appare più aperta e amichevole. Discorso a parte va fatto per i conducenti di auto e autobus che sembrano fare a gara ad investire i pedoni (avete presente il giochetto Charmageddon? ecco, qui funziona così….bisogna essere veloci a levarsi dai piedi altrimenti si fa una brutta fine).
E poi tutti gli autisti hanno la mania di suonare il clacson sempre e comunque, anche quando non è necessario….probabilmente lo fanno per noia o per abitudine, un pò come succede a Napoli (chi è stato a Napoli almeno una volta nella vita sa a cosa mi riferisco). Nei piccoli paesi in realtà il clacson ha una certa funzione…siccome la segnaletica stradale è ridotta all’osso la gente usa suonare il clacson per accaparrarsi la precedenza…il primo che suona arrivando ad un incrocio passa.
Qui in Bolivia è normale incontrare ragazzini o addirittura bambini a partire dai 6-7 anni, occupati nei lavori più disparati, soprattutto come venditori ambulanti. Specie nei piccoli paesi la maggior parte delle donne si vestono con gli abiti tradizionali: una gonna a coste più o meno lunga e più o meno pesante a seconda della zona, che si allarga a ventaglio subito sotto la vita, sandali con o senza calze dipendentemente dal clima e lunghe treccione nere. Normalmente portano sulla schiena bimbi o carichi di ogni sorta avvolti in teli dai colori sgargianti (il che spiega perchè dopo una certa età siano tutti gobbi).
Le strade sono gremite di bancarelle che vendono un pò di tutto: dai gelati fatti in casa a ogni tipo di frutta, dalle empanadas alle hamburguesas, dalla pasta fritta alle patatine, dai pop-corn alle soltenas….insomma si potrebbe passare la giornata a mangiare e una persona golosa qui rischia la pancia. La verdura e la frutta sono davvero ottime…sane, colorate, ovviamente non trattate con prodotti pesticidi…e una delle cose migliori qui, sono le bancarelle che vendono frullati, succhi e insalate di frutta fatte al momento…apparte il fatto che sono stra economici (un frullato ti costa più o meno 20 centesimi di euro), sono semplicemente eccezionali…freschi, gustosi, densi e squisiti.
Poi qui vanno matti per queste sorta di gelatine colorate ricoperte da panna montata a mano. A dire il vero non le abbiamo mai assaggiate perchè danno un pò l’idea di finto, ma queste file di bicchieri colorati sono talmente belle da vedere che il gusto passa in secondo piano. Ogni tanto agli angoli della strada si incontrano bancarelle che vendono dolci…ma non semplici dolci…sono file e file di bellissme torte alte, ricoperte di panna e decorate con motivi di cioccolato e creme colorate…sembrano torte da cerimonia, eppure qui sono all’ordine del giorno.
E poi ci sono i mercati che sono la cosa più folkloristica ed affascinante che abbiamo incontrato finora. Un tripudio di colori dove puoi trovare tutto quello che ti occorre ovviamente a prezzi stracciati. E poi sono semplicemente enormi…a Potosì, che è una città non molto grande (fa 160 mila abitanti più o meno) siamo capitati dentro al mercato domenicale….beh, non riuscivamo più ad uscire…un dedalo infinito di bancarelle. Ci puoi anche mangiare qualunque tipo di cibaria visto che un sacco di persone vi preparano pentoloni dai cibi più svariati.
In Bolivia impazziscono per il pollo che puoi trovare sempre e in tutte le salse. Le patate e il riso fanno da contorno a praticamente tutti i piatti.
E’ molto diffuso un tipo di riso che chiamano Arroz granizado perchè il chicco non è intero come quello che usiamo mangiare in Italia ma è tutto spezzettato. Per quanto riguarda le patate qui ne esistono oltre 250 (almeno così dicono qui, magari un pò esagerano anche)…non capisco perchè quella volta siano stati esportati in Italia solo così pochi tipi di patate. Magari sarò anche ignorante, ma mi sembra di essere cresciuta solo con la classica patata dalla buccia marroncina-giallina, quella rossa di Rotzo e quella dolce americana… Qui se devi fare una zuppa di patate vai letteralmente in crisi perchè la scelta è troppo vasta e non sai cosa sciegliere….per esempio, hanno delle piccole patate gialle che somigliano a carote che si cucinano al forno con la buccia e sanno di castagne…fantastiche.
La vita qui costa veramente poco, niente a che fare con i prezzi dell’Argentina. Molti ristoranti ti preparano l’almuerzo o la cena comprensivi di primo, di solito zuppa (anche per le zuppe vanno matti i boliviani) e secondo con carne e riso e patate, per 10 boliviani, il che equivale a più o meno 1 euro e 20…è incredibile….il nostro budget ringrazia.
Da qualche giorno siamo a Sucre che è una città bella e dinamica, con un ottimo clima primaverile per tutto anno.
In quanto ex capitale della Bolivia racconta buona parte della storia del paese che noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere grazie a Noel che oltre a vivere qui è anche guida turistica. Incuriositi dai suoi racconti abbiamo anche visitato il museo dedicato alla nascita della repubblica dove è contenuto il documento originale in cui si proclama l’indipendenza del paese avvenuta il 6 agosto del 1825. Il museo ha sede nella Casa de La Libertad che si trova all’interno dell’ Università dei Gesuiti, un edificio settecentesco che si affaccia sulla verdissima e centrale Plaza 25 de Mayo, sempre gremita di persone.
Nel 1991 il centro storico di Sucre fu dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO e grazie ad alcuni regolamenti edilizi è stato possibile mantenere l’aspetto originale della città. Sono vietate le insegne al neon e un’ordinanza obbliga i cittadini ad intonacare di bianco gli edifici una volta l’anno per mantenere quella caratteristica che le ha fatto guadagnare l’appellattio di “Ciudad blanca de Las Americas” (città bianca della Americhe).
Bellissimo il parco Bolivar che fu costruito sullo stampo degli Champs- Elysees di Parigi. E’ considerato il parco degli innamorati perchè fu costruito da un principe, Francesco, in onore dell’amata Clotilde la quale, innamorata della città di Parigi, soleva recarvisi spesso. Con questo dono Francesco ottenne di tenere la bella Clotilde al suo fianco a Sucre per sempre.
Noel ci ha raccontato anche l’attuale situazione politica del paese. Nelle elezioni presidenziali del 2005 ha assunto la carica Evo Morales, leader del Movimiento al Socialismo e primo presidente indigeno a guidare lo stato. E’ amato dal popolo boliviano perchè a quanto sembra stà attuando una politica Per il popolo aumentando i salari e concendendo incentivi ad anziani, donne incinte e all’istruzione dei bambini.
Oggi pomeriggio abbiamo un pulmann per la capitale del paese, La Paz. In origine l’idea era di spostarci verso est, a Santa Cruz, per visitare la parte amazzonica. Qui avremmo potuto vedere anche il cammino del Che, la zona dove Ernesto Che Guevara ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita prima di essere catturato ed assissinato a La Higuera.
Ma alla fine abbiamo cambiato piani perchè ci hanno detto che non è una zona che vale la pena visitare, visto tra l’altro che la parte amazzonica la si può visitare al nord del paese. Sicchè questa notte ci aspettano 12 ore in un comodissimo autobus cama.
Ci risentiamo alla prossima.
Un abbraccio a tutti…mi mancate…Silvia
Vi lascio con un omaggio al Che…

CANZONE PER IL CHE

Un popolo può liberare se stesso
dalle sue gabbie di animali elettrodomestici
ma all’avanguardia d’America
dobbiamo fare dei sacrifici
verso il cammino lento della piena libertà.

e se il rivoluzionario
non trova altro riposo che la morte,
che rinunci al riposo e sopravviva;
niente o nessuno lo trattenga,
anche per il momento di un bacio
o per qualche calore di pelle o prebenda.

I problemi di coscienza interessano tanto
quanto la piena perfezione di un risultato
lottiamo contro la miseria
ma allo stesso tempo contro la sopraffazione

Lasciate che lo dica
mai il rivoluzionario quando è vero
è guidato da un grande
sentimento d’amore,
ha dei figli che non riescono a chiamarlo,
mogli che fan parte di quel sacrificio,
suoi amici sono “compañeros de revolucion”.

Addio vecchi, oggi è il giorno conclusivo;
non lo cerco, ma è già tutto nel mio calcolo.
Addio Fidel, oggi è l’atto conclusivo;
sotto il mio cielo, nella gran patria di Bolìvar
la luna de Higueras è la luna de Playa Giron.
Sono un rivoluzionario cubano.
Sono un rivoluzionario d’America.

Signor Colonnello, sono Ernesto, il “Che” Guevara.
Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo





Ma da quanto era che ormai non vi scrivevo? Allora beccatevi questo….

23 06 2010

Miracolo….dopo una quindicina di giorni senza trovare modo di collegarci tramite WIFI ora finalmente abbiamo trovato un posto che ce l’ha così abbiamo potuto caricare tutte le utime foto….(sono circa 460 quindi avrete il vostro bel da fare per guardarle tutte)
Allora ci eravamo lasciati a Salta, nell’Argentina del nord, adesso siamo a Sucre, in Bolivia, dopo essere passati per Humahuaca, Tupiza, Uyuni e Potosì. Prima però mi sembra che dovevo raccontarvi un po’ della mia esperienza con il surf di Florianopois. Che dire, in assoluto lo sport più faticoso che ho provato. Si fa una fatica assurda per arrivare al punto dove si prendono le onde (line up), e poi l’oceano ha una potenza che non ha niente a che fare con il mare, quando un’onda ti prende ti tiene sotto e ti fa rotolare che non ci si capisce più niente. Inoltre ci sono un sacco di correnti contro le quali è inutile conbattere, si perde sempre. Vi metto un paio di foto per farvi capire i miei risultati.

Tentativo di prendere un’onda

Risultato: ESPLOSIONE (quando l’onda ti esplode in testa)

Humahuaca è un paesino molto piccolo un po’ più a nord di Salta, carino, dove abbiamo fatto una escursione per andare a vedere il Cerro de los 11 colores, veramente bello. Abbiamo deciso di fare questa tappa un po’ per abituarci all’aumentare dell’altitudine, che entrando in Bolivia sarrebbe diventata sempre di più. Da Humahuaca autobus fino a la Quiacha, dove abbiamo attaversato il confine con la Boivia a piedi entrando a Villazòn dove abbiamo preso il treno per Tupiza. Il treno è la soluzione migliore per viaggiare in Bolivia, perchè solo il 5% delle stade è asfaltato; peccato che ci siano solo due linee. Ah e non pensiate che il treno sia come i nostri, max 40 km/h e sembra che abbiano fatto a posta a mettere le rotaie non allineate dalle oscillazioni che ci sono. Comunque in circa 4h siamo arrivati a Tupiza dove ci aspettavano le signore locali che ti propongono i loro alloggi. A Tupiza ci siamo fermati due giorni, uno per riposare e fare un giretto per la città e l’altro per fare una bella scarpinata per vedere una bella valle locale dove si possono ammirare la puerta del Diablo, due roccie dalla forma di una porta, e la valle de los machos, dove ci sono delle roccie a forma di c…i giganti. Tupiza è a quota 2800m ed è veramenteincredibile di come si faccia più fatica già a questa altitudine. Ah ovviamente dopo a scarpinata siamo andati a vedere la partita, una merda.
Da Tupiza abbiamo preso nuovamente il treno direione Uyuni. In stazione il fenomeno del capostazione responsabile della vendita dei biglietti per provare a venderci i biglietti di prima classe, che costano il doppio, ci ha detto che non cera posto nel “salon” (la nostra seconda classe) e solo quando gli ho detto che allora ce ne andavamo in pulman allora ha tirato fuori due posti in “popolar” (terza classe). Non contento appena è arrivato il treno ho chiesto al capotreno se era vero che non c’erano posti in seconda classe e questo sorpreso mi ha detto che ce ne erano. Allora sono tornato dal capostazione inveendo e mi sono fatto fare i biglietti di seconda. Questa è stata la prima di tutta una serie di esperienze nelle quali ci siamo resi conto che qua in Bolivia è peggio che non in tutto il resto del Sud America, con il turista ci provano sempre, e neanche quando gli fai capire che non sei un idiota e sai quale è il reale prezzo non tornano indietro, piuttosto di tornare su loro passi perdono i soldi.
Comunque arrivati a Uyuni verso l’una e mezza di notte ci siamo infilati in un Hostal di una delle signore che ci hanno accolti in stazione, signora molto anziana che però ci ha fatto una bella impressione visto che non si faceva nessun problema a parlarci e raccontarci della città. Uyuni e a circa 3600m di altitudine, ed essendo in mezzo ad un altipiano completamente scoperto, fa un freddo della malora. La notte la temperatura scende sotto lo zero e qua in Bolivia non hanno idea di cosa sia il riscaldamento, sicchè la notte ci siamo congelati nonostante le 3 coperte sul letto. Vi lascio immaginare il risveglio la mattina e la ovvia espressione di Silvia….. ;-P …. Il giorno l’abbiamo passato per girare un po’ il paese e per andare a informarci sui prezzi per il tour di 3 giorni al deserto. La mattina dopo quindi partenza alle 11 per il Salar di Uyuni, il più grande del mondo con una superfice di 12000 km². In tour con noi una coppia di Inglesi e una coppia con un brasiliano e una inglese, tutti molto giovani (tipo 18, 19 e 22 anni) ma veramente molto simpatici e con tanta voglia di divertirsi. Il salar è veramente magnifico, il contrasto tra il blu del cielo e i bianco della terra rende il paesaggio unico. Le foto rendono bene l’idea. La prima notte l’abbiamo passata in un hotel di sale al bordo del Salar, posto molto spartano ma almeno dotato di acqua e bagni funzionanti. La sera, dopo cena, “dinking game” organizzato da Ivan, il brasliano, a cui hanno partecipato anche dei ragazzi/e israeliani in viaggio dopo la fine del servizio militare (che in Israele è 3 anni per gli uomini e 2 per le donne). Baccano fino a mezzanotte quando si sono consumate le utime candele e poi tutti a letto a dormire. Il giorno seguente abbiamo lasciato il salar per cominciare a Salire in jeep nell’immenso altipiano desertico che separa la Bolivia dal Cile. Paesaggi variopinti e arrivo alla sera alla Laguna Colorada a quota 4500m dove abbiamo dormito in un rifugio. Acqua neanche a parlarne, tutto congelato. Vi lascio immaginare lo stato dei bagni. La notte ovviamente all’agghiaccio. La mattina sveglia alle 4.45, partenza alle 5 per andare a vedere l’alba ai gaiser Sol de Mañana. Freddo della malora. Vento della malora. Sonno della malora (maledetto drinking game). Alle sette siamo arrivati in un’altra laguna dove in una piscinetta di acqua termale si poteva fare il bagno. Figuratevi, -10, un vento gelido e tutti dentro a fare il bagno……ma neanche per sogno, alcuni pazzi lo hanno pure fatto, ma noi abbiamo gettato la spugna e ci siamo limitati a fare alcune foto (del resto non tutti hanno Abano o il lago caldo di Lazise). Poi laguna verde e otto ore di ritorno verso Oyuni.
Da Oyuni in sole sette comode ore di autobus e strada sterrata siamo passati a Potosì, la città più alta del mondo a 4200m. Potosì è famosa per il suo Cerro Ricco e le miniere di argento, zinco e stagno di cui è piena la montagna. Un giorno di cazzeggio, per vedere la partita, altra bella m…a, e il giorno seguente siamo andati a vedere le miniere, ovviamente senza prendere un tour ma prendendo un autobus fino al Cerro per poi farci fare da guida da un ragazzo locale. Vi racconto in breve la storia di questo posto. Praticamente nel Cerro una notte del 1550 o giù di li un parstore di lama accese un fuoco per scaldarsi e vide un filo di argento fuso venir fuori dalla fiammo. Da li la notizia si diffonde e gli spagnoli, gli allora colonizzatori, aprono numerose miniere dove fanno lavorare gli indigeni e gli schiavi africani. Potosì diventa la più popolata e ricca metropoli del Sud America con più di 150.000 abitanti. Nei tre secoli di attività delle minieri si stima ch siano morte più di 9 milioni di persone. L’aspettativa di vita di uno schiavo nero portato a lavorare nelle miniere era di 15 giorni. Comunque dopo circa 100 anni di estrazioni le ricchezze del cerro andavano via via esaurendosi e la popolazione passo da 150.000 a circa 9.000 persone. Dopo l’indipendenza della Bolivia avvenuta circa 200 anni fa, le miniere passarono sotto il controllo statale fino al 1985 quando una manifestazione di piazza nella quale morirono 15 minatori che si erano crocifissi per protesta fece si che lo stato concedesse ai minatori di gestire le miniere purchè si organizzassero in cooperative. Tutto questo durò un anno, poi i minatori che trovarono dei buoni filoni di minerale pensarono bene di non dividerlo con gi altri cosicchè da allora funziona che ogni gruppo di minatori lavora per se e si tiene i guadagni di quello che trova. Non esiste sicurezza obbligatoria, il pericolo di crollo delle miniere è tutt’ora molto elevato. Il ragazzo che ci ha fatto da guida ci ha portati dentro ad una delle miniere, ovviamente la più corta perchè io non è che mi fidassi troppo. Già a 4300m non si respira proprio benissimo, figuratevi dentro un buco di 300 m, più si tentava di respirare ossigeno e più ti rendevi conto che non ce n’era. Pensare che ci lavorano ancora 6 mila persone, tra i quali molti bambini.
Da Potosì siamo passati a Sucre, la prima capitale della Bolivia. Città molto bella che abbiamo iniziato a visitare stasera accompagnati da Noel, un signore boliviano che abbiamo conosciuto nel pulman per Potosì. Parla perfettamente l’italiano perchè ha vissuto 32 anni della sua vita viaggiando, fa il musicista e in Italia ha vissuto per 9 anni. Ma questa è un’altra storia…..ve la racconteremo strada facendo……intanto vi saluto e vi do la buona notte, che qua sono le 22.30 e Silvia dorme già come un angioletto. A presto.





Liberi…….con la W GOL

13 06 2010

La parte nord-ovest dell’Argentina è una regione completamente diversa dal resto del paese e a nostro parere la più affascinante (escludendo ovviamente le grandi meraviglie quali Perito Moreno e Cataratas de Iguazù). Anche solo guardando i visi della gente ti rendi conto della diversità di questo ambiente…….i lineamenti delle persone sono simili a quelli dei popoli boliviani e peruviani del Nord….si sono mantenuti i caratteri pre-coloniali, puliti, senza influssi dei popoli europei.
Abbiamo passato qualche notte nella moderna città Salta che è molto carina, non per niente viene detta “Salta la linda” cioè Salta la bella. E’ una città viva con una bella piazza grande circondata da portici, su cui si affaccia una chiesa color crema in stile neoclassico italiano, che illuminata di sera è davvero spettacolare.
La regione di Salta, attorno alla città omonima, offre paesaggi che cambiano in continuazione….si passa da montagne frastigliate multicolore agli altopiani desertici color ocra punteggiati da greggi di lama…dalle piantagioni verde brillante alle catene di monti color porpora.
Per non perderci nessuno di questi panorami mozzafiato abbiamo affittato un auto (una Volkswagen Gol 3 porte) ad un prezzo più che ragionevole…siamo partiti in 4 assieme a Pascal, un ragazzo svizzero che è in giro per il mondo da 8 mesi e Pier, un giovane ragazzo belga che è qui in Sud America dalla metà di aprile e tornerà a casa a settembre per cominciare gli studi universitari.
Il progetto era quello di percorrere una specie di 8 attorno alla città di Salta, con la prima ansa nella parte Nord della stessa e l’altra nella parte Sud, macinando più o meno 1200 Km in 3 giorni.
Il primo giorno siamo andati a Nord percorrendo parte del percorso del Tren a Las Nubles (treno delle nuvole) che uno dei percorsi ferroviari più alti del mondo (il punto più alto è a 4475m)…a quanto pare quando il treno comincia a salire la gola della valle il personale dispensa un infuso a base di foglie di coca per combattere la puna o mal di montagna.
Il treno parte dalla stazione di Salta e arriva al viadotto della Polvorilla attraversando ponti, gallerie e viadotti per un tempo totale che supera le 12 ore. E’ un’esperienza tipicamente turistica e molto costosa (120 dollari americani a persona) e probabilmente non merita il prezzo esagerato del biglietto.
Abbiamo attraversato la Quebrada del Toro, una gola che prende il nome dal Rio Toro che la attraversa, così detto perchè a volte dal rivolo serpeggiante quale è si trasforma in un torrente impetuoso. Qui i paesaggi sono aridi, la terra è sassosa e ricoperta da vegetazione bassa, con alcune catene di monti che spiccano per l’aspetto frastagliato e le striature colorate. Potrebbe essere benissimo l’ambientazione di un film western. Siamo arrivati fino al piccolo villaggio minerario di San Antonio del los Cobres, sperduto in un arido altopiano dove a oltre 4000m di altitudine, nonostante l’altura non fosse ancora particolarmente pronunciata, abbiamo sperimentato i primi effetti della puna, quel mal di montagna che rende il respiro un pò più faticoso. Staremo a vedere quando saremo negli altopiani di Bolivia e Peru a oltre 5000m.
Abbiamo attraversato Las Salinas Grandes, un grande deserto bianco ricoperto di sale e il Cerro de los siete colores per arrivare a San Salvador di Jujuy, una città abbastanza grande e viva dove abbiamo solo passato la notte. La mattina siamo ripartiti alla volta del Sud della regione ripassando per la città di Salta dove abbiamo perso un componente del gruppo, un Pascal febbricitante che ci ha chiesto di riportarlo in ostello perchè non riusciva a proseguire.
La ruta verso Sud ci ha affascinato moltissimo con i suoi paesaggi che ricordano un pò i canyon del Colorado…la strada si snoda serpeggiante tra vallate circondate da monti colorati di rossi, terra polverosa ricoperta di cactus dalle forme strane, enormi gole scavate nella roccia purpurea, anfiteatri naturali…per arrivare fino alla cittadina di Cafayate, famosa per le bodegas di vino. Il terzo giorno ci siamo spostati verso Nord attraversando un paesaggio in continuo cambiamento. Si passa da un terreno pianeggiante ricoperto di vigneti ad un paesaggio collinare, asettico dalla terra chiara con vegetazione rada e qualche piccolo agglomerato di case che quasi si mimetizzano con l’ambiente circostante. Dopo aver passato la Quebrada de las flechas dalla tipica arenaria rossa e le formazioni di silice a forma di punta di freccia (da cui il nome), si passa ad un paesaggio più verdeggiante dove si susseguono alcuni paesatti dell’età pre-coloniale, per concludere con l’ultimo tratto della ruta verso Salta dall’aspetto davvero surreale con catene montuose ricoperte da vegetazione verde oliva e scavate da numerosi ruscelli.
A Salta, una volta riconsegnata l’auto, abbiamo passato un’altra notte per spostarci il giorno successivo a Humahuaca, nel Nord della regione. Si tratta di un piccolo paese dalle strade strette acciottolate e le case di mattoni color sabbia, circondata da monti colorati, dove ad ogni angolo puoi trovare bancarelle di locali che vendono i più svariati prodotti di artigianato: dai teli colorati, ai cappelli di lana di lama o alpaca, dai gioielli dalle pietre colorate ai vasi in terracotta…insomma il paradiso di ogni donna 🙂 ma non vi preoccupate che adesso ci stiamo addentrando nel terreno ideale per cominciare a comprare qualche bel regalino per tutti 🙂 già avevo addocchiato qualche bel pensiero per qualcuno di voi, ma non avrei saputo dove metterlo 😦
Nell’hostal abbiamo conosciuto una coppia di ragazzi inglesi, Angela e Jodie, che viaggiavano assieme a Melissa, una ragazza tedesca. Assieme a loro abbiamo “affittato” tramite l’hostal un passaggio per il Cerro de Los 11 colores a circa 30Km dalla cittadina di Humahuaca che è di una bellezza davvero intensa.
Volevamo fermarci ancora qualche giorno per visitare i dintorni del pueblito ma avevamo un treno da prendere una volta passato il confine boliviano e questo treno avremmo potuto prenderlo il sabato alle 15:30 o il lunedi successivo alla stessa ora. E voi ometti sapete bene cosa succede qui il lunedi più o meno a quell’ora…sicchè per non perderci la partita dell’Italia, o meglio per evitare che Matteo perdesse la partita dell’Italia, abbiamo deciso di partire sabato.
Sicchè ora siamo in Bolivia (capito Kekka!!!), a Tupiza….
E di questo parleremo nella prossima puntata.
Un abbraccio a tutti stretto stretto…vi vogliamo bene…Silvia
PS: qui l’accesso a internet è un pò più difficile, quindi se tardiamo nel farci vivi o nel rispondere ai messaggi non vi preoccupate.
PS1: le foto le carichiamo quando troveremo una connessione WIFI (la vedo dura)





“…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”

6 06 2010

Finalmente dopo due settimane di latitanza possiamo scrivere un post come si deve.
Siamo partiti da Florianopolis un pò con l’amaro in bocca e abbiamo deciso di spingerci fino al Paraguay. A dire il vero la maggior parte delle persone ci avevano sconsigliato vivamente di visitare questo paese descrivendocelo come povero e pericoloso…ma due cose abbiamo capito in questo viaggio:
1) che le idee che ci eravamo fatti del sud america (che probabilmente sono le stesse che si è fatta la maggior parte delle persone che non ci è mai stata) erano per lo più sbagliate
2) che bisogna prendere con le pinze quello che le persone dicono riguardo al sud america perchè gran parte è frutto di luoghi comuni e finisce per essere un “monton” di c…..e
Perciò quello che abbiamo fatto è stato ignorare tutte quelle persone che giudicavano il Paraguay un paese privo di interesse e il pomeriggio successivo la partenza da Floripa ci trovavamo già in Pueblo de Dios, nella città di Caaguazu, distretto Repatriacion…ad accoglierci l’ospitalità di Fidelino e Giorgita che ci hanno aperto la loro casa come se facessimo parte della famiglia.
Pueblo de Dios è la sede centrale di una congregazione cristiana che possiede molte sedi in tutta l’America e in anche in Europa, compresa l’Italia.
Qui vigono i principi della comunione con Dio e con i fratelli. Questo implica una condivisione totale con gli altri membri della comunità; c’è persino una grande cucina dove si turnano i cuochi per cucinare per tutta la comunità…noi non abbiamo mai mangiato alla mensa, abbiamo goduto dei molteplici manicheretti di Giorgita che ci ha fatto guadagnare almeno un paio di kiletti a testa con la sua cucina meravigliosa.
Il paese è immerso nella natura e la vita vi scorre tranquilla, con una lentezza a cui un europeo medio non è abituato. Generalmente le persone si svegliano molto presto la mattina e quando dico presto intendo che “all’alba” è già tardi. Giorgita per esempio si alzava alle 4 di mattina per cucinare il pane e le chippe che poi vendeva durante la giornata. Noi ci svegliavamo con un pò più di calma, verso le sei…se non fosse stato per galli maledetti che continuavano a cantare tutto il giorno avremmo dormito anche un pò di più.
Generalmente si pranzava verso le 11 di mattina, si descansava un pochino dopo pranzo e poi si cenava verso le 6 di pomeriggio. Alle 8, 9 al massimo si andava a dormire.
Fidelino ci ha portato a conoscere un pò la vita nel pueblo…il sabato appena arrivati abbiamo partecipato alla “Valsa” (più o meno si chiama così) cioè l’orazione. I fedeli danzano gioiosamenete per ore alla musica continua di un gruppo che sta nel palco. Tramite la musica e il canto la parola di Dio si rivela per mezzo di alcune persone che possiedono il dono della profetizzazione e che cadono in una specie di stato di trans.
Poi abbiamo visitato in moto i dintorni del pueblo, abbiamo goduto di questa natura incontaminata dove il contrasto tra il verde brillante della natura e la terra rossa nelle giornate di sole è bello che ti toglie il fiato…siamo stati al mercato di Caaguazu e a mangiare la pizza paraguaya…abbiamo giocato (beh, Matteo ha giocato) a picky volley, una sorta di calcio volley che qui spopola…e poi abbiamo mangiato…tanto e bene…Giorgita ci ha fatto provare le specialità del Parguay:
-il borì-borì, un brodo denso fatto con la gallina a cui vengono aggiunte palline di grano e credo anche formaggio
-las chippas, un pane di farina di mais, polvere di mandioca, uova e formaggio….squisite
-la mandioca, un tubero sempre presente nei piatti paraguayi; sostituisce un pò la nostra patata…fritta è meravigliosa
-la farofa, una specie di farina di mandioca (tipica anche in Brasile), anch’essa sempre presente nella tavola del praguayano medio…ottima con la carne
-il dulze de manì, fatto con un tipo di arachide paraguayano (un pò diversi nella forma da quelli nostri) zucchero caramellato e latte condensato (che è come il dulze de leche ma più diluito)
-la milanese paraguaya che a differenza da quella italina abbonda di aglio nell’impanatura….in Paraguay (ma un pò in tutta ‘America latina a quanto pare) amano aglio e cipolla…proprio per me e Matteo insomma…
-il matè cocido e il tererè che sono altri due differenti modi di bere l’erba matè…il primo è preprarato come un thè, il secondo si beve freddo
-il pane di Giorgita che anche se non è una specialità paraguaya era strabuono
E poi abbiamo mangiato un sacco di altre cose buone…siamo partiti da Caaguazù un pò più morbidi diciamo e soddisfatti…ringraziando queste persone meravigliose che ci hanno fatto sentire come a casa e che ci hanno lasciato un bel pò di materiale su cui pensare.
Ad essere sinceri noi (io in primis) abituati alla vita frenetica, ci ammaleremmo di noia a condurre un’esistenza così lenta…siamo troppo abituati a riempire le giornate di cose utili e inutili…diciamo che le gente qui sa adattarsi a vivere con poco…vige un pò la filosofia alla Coda di Lupo “…e a un ‘Dio fatti il culo’ non credere mai…”; del resto perchè dovrei fare oggi quello che potrei fare domani se oggi ho già tutto quello che mi serve: un pasto caldo, un letto e un tetto sotto cui dormire”…si vive alla giornata ecco…che è quello che da noi non solo non siamo abituati a fare, ma probabilmente non si potrebbe fare…perchè nel mondo occidentale ti lasci assorbire da schemi che ti irrigidiscono la vita…ti congelano in uno stato solido…bisognerebbe essere in grado di rimanere per lo meno in uno stato liquido, nel quale la scorrevolezza e l’elasticità ti permettono di variare la tua forma continuamente, basta esercitare dei buoni stimoli esterni…e poi da li basta un pò di calore e fantasia per riuscire a volare via…Probabilmente è l’umiltà il segreto per mantenere uno stato di libertà da quei condizionamenti che sembrano soffocare l’immaginazione e i sogni..
Da Caaguazù ci siamo spostati nella capitale del Paraguay,Asuncion…dopo poche ore però ci siamo accorti che non offriva molto…la bellezza è che non è molto turistica il che ha l’ovvio vantaggio di non trovarsi sommersi dai turisti ma ha pure lo svantaggio che non offre molti servizi, compresi ostelli…solo troppo tardi abbiamo scoperto che esisteva un solo ostello, ma costoso come un hotel….perciò siamo stati costretti a passare una notte in un hotel spendendo un pò di più rispetto a quello a cui eravamo abituati…abbiamo conosciuto un pò la città e la sera abbiamo mangiato cinese in un centro commerciale…ci siamo regalati anche un film al cinema visto che essendo mercoledi costava solo 2 euro a testa…abbiamo visto Shutter Island, l’ultimo film di Scorsese…Non so se in Italia sia fuori adesso nelle sale o se sia uscito qualche mese fa, comunque lo consiglio vivamente, specie agli amanti dei triller psicologici, ti manda un pò fuori di testa.
La mattina abbiamo preso un autobus per Salta…perciò siamo ancora una volta in Argentina…da qui l’idea era di spostarci nel nord del Cile per visitare San Pedro di Atacama e il relativo deserto, ma ci hanno consigliato di andare direttamente in Bolivia perchè quello che si vede nel nord del Cile si può vedere anche in Bolivia, più bello e meno costoso…sarà una dura decisione visto che c’è un certo legame sentimentale che mi spinge ad Atacama…ma considerando che il deserto è lo stesso, cambia solo nome, forse vale la pena andare direttamente in Bolivia, almeno risparmiamo…comunque ancora non abbiamo deciso.
Intanto ci stiamo organizzando con un ragazzo svizzero per affittare una macchina per 3/4 giorni per visitare i dintorni di Salta che offrono un sacco di cose meravigliose e uniche…stiamo cercando un’altra persona per ridurre al massimo i costi…in questo modo evitiamo le escursioni che sono troppo care e ci godiamo quella ibertà che solo l’indipendenza di avere un mezzo proprio può darti…domani dovremmo partire per questo giretto di 1200 Km…
Ci sentiamo presto…
Mi mancate moltissimo, soprattutto voi, mamma, papà, Sabry, Giulia, Ale, nonna e parenti…e ovviamente tutti voi amici…sto vivendo un’esperienza unica e meravigliosa, ma riesco a goderla solo a metà perchè la parte che più conta di me è li con voi….bacioni a tutti…Silvia